Estratti dal Libro di Cielo - La Passione di Gesù
Luisa Piccarreta
estratti dal Libro di Cielo [Divina Volontà] presenti nella pagina: cinque (5) - data utimo aggiornamento: 13 giugno 2026
Figlia mia, il cielo con tutto il creato ti addita l’amor di Dio, il mio corpo piagato ti addita l’amor del prossimo; tanto che la mia umanità è unita alla mia Divinità, [che] di due nature ne feci una sola Persona e così in me le due nature resi inseparabili, per cui non solo soddisfeci alla divina giustizia, ma operai la salvezza degli uomini.
E per fare che tutti assumessero questo obbligo d’amare Dio ed il prossimo, non solo ne feci un solo, ma giunsi a farne un precetto divino. Sicché le mie piaghe ed il mio sangue sono tante lingue che insegnano ad ognuno il modo d’amarsi e l’obbligo che tutti hanno di badare alla salvezza altrui
Diletta mia, io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore e morii nel dolore, e coi tre chiodi che mi crocifissero, inchiodai le tre potenze: intelletto, memoria e volontà, di quelle anime che bramano d’amarmi, facendole restare attirate tutte a me, perché la colpa le aveva rese inferme e disperse dal loro Creatore, senza nessun freno
Le mie virtù ed i meriti acquistati per l’uomo nella mia passione, sono tante torri di fortezza in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l’eternità, ma l’uomo ingrato sfuggendo da queste torri di fortezza s’appoggia al fango, e si conduce per la via della perdizione
Figlia mia, il vero modo di patire è non guardare da chi vengono le sofferenze né che cosa si soffre, ma al bene che ne deve venire dalle sofferenze.
Questo fu il mio modo di patire, non guardai né i carnefici né il patire, ma al bene che intendevo fare per mezzo del mio patire, ed a quegli stessi che mi davano da patire; e rimirando al bene che doveva venire agli uomini, disprezzai tutto il resto e con intrepidezza seguii il corso del mio patire. Figlia mia, questo è il modo più facile e più profittevole per soffrire non solo con pazienza, ma con animo invitto e coraggioso
Compatisci, insieme, la mia Madre, che essendo la ragione dei suoi dolori il mio patire, compatendo lei, vieni a compatire me stesso
Dopo ciò mi pareva di trovarmi sul monte Calvario nell’atto della crocifissione di Nostro Signore, e mentre soffriva la crocifissione, vedevo non so come, in Gesù, tutte le generazioni, passate, presenti e future, e come Gesù avendoci tutti in sé, sentiva tutte le offese che ciascuno di noi gli faceva, e soffriva per tutti generalmente e per ogni individuo particolarmente, di modo che scorgevo pure le mie colpe e le pene che per me soffriva distintamente, come pure vedevo il rimedio che a ciascun di noi, senza correzione di veruno, ci somministrava per i nostri mali, e per la nostra salvezza eterna.
Ora, chi può dire tutto ciò che vedevo in Gesù benedetto, dal primo fino all’ultimo uomo? Stando fuori di me stessa, le cose scorgevo chiare e distinte, ma trovandomi in me stessa le veggo tutte confuse